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Il progetto "Giasone"
Notizie in... Controluce - ottobre
1995 - prima parte
Un Robot "intelligente" aiuta luomo
DallENEA di Frascati un dispositivo che può restituire
ai ciechi la loro autonomia
di Armando Guidoni
N ei mesi scorsi le pagine
scientifiche dei quotidiani e dei periodici specializzati hanno riportato a grandi titoli
la notizia della realizzazione, da parte del "Gruppo di Frascati", del
dispositivo "Visio" che consente a un non vedente di "percepire",
ovverossia di riconoscere gli oggetti che si trovano nel suo spazio di movimento. Il
"Gruppo di Frascati" è costituito da ricercatori dellENEA e della
Società Oberon. Tali scienziati lavorano insieme da anni sulla base di un accordo che
prevede la condivisione delle eventuali ricadute tecnologiche ed economiche delle loro
ricerche. I coordinatori sono Antonio Botticelli e Gianfranco Turchetti.
 
Gianfranco e Antonio come vengono visti attraverso la scheda
Visio
Larchitettura funzionale del dispositivo è simile a
quella della visione umana dove, attraverso una lente (il cristallino), un sensore (la
retina) e un particolare "sottoinsieme funzionale" (il sottoretina), il fronte
di luce viene organizzato e inviato alle terminazioni del nervo ottico; nello stesso modo,
attraverso una lente (lobiettivo di una microtelecamera), un sensore
(lelettronica della telecamera), e un sottoretina (la scheda elettronica Visio), il
fronte di luce viene organizzato e inviato alle terminazioni nervose della pelle.

Schema del "Dispositivo di percezione per non vedenti"
Nella scheda Visio sono riprodotte anche alcune funzioni
particolari del sottoretina umano che è costituito da strati di neuroni e ha la funzione
di "smontare" qualitativamente ciò che arriva dal fronte di luce e di
riorganizzarlo sulla base di specializzazioni. Ad esempio, luomo è molto sensibile
alle informazioni contenute ai margini del campo visivo (segnali laterali) ed è come se
il sottoretina attribuisse una risposta maggiore alle variazioni di segnale che provengono
da quelle porzioni di retina. La scheda Visio, inoltre, attraverso un particolare processo
di "semplificazione dellimmagine", "individua ed estrae" i
contorni degli oggetti contenuti nel fronte di luce.
Per queste ragioni, sia nel caso della visione umana che del sistema di visione
artificiale, al cervello arrivano messaggi opportunamente riconiugati (immagini
ricomposte).
La descrizione del dispositivo a questo punto è semplice: da una microtelecamera poggiata
su una montatura di occhiali, le caratteristiche salienti dellimmagine a due
dimensioni vengono trasferite a Visio che le "elabora" e poi le invia al
cervello attraverso un tappetino di aghi vibranti che stimolano la pelle del cieco.
Questo dispositivo, nel suo complesso, verrà messo in commercio entro il 1996 ad un
prezzo che oscillerà fra 4 e 6 milioni. Il giro di affari si preannuncia di enorme
rilevanza. Si pensi alle aziende che cureranno la produzione, la distribuzione e i corsi
necessari per lutilizzo del dispositivo; si pensi al risparmio della società civile
nelle spese di assistenza; si pensi, soprattutto, a ciò che rappresenta per i non vedenti
il ripristino delle loro autonomie e il recupero delle loro attività produttive.
Ma la cosa più sensazionale è che "Visio" non è stata progettata per questo
scopo, ma rappresenta il sottosistema di visione di un robot sviluppato per un utilizzo di
tipo industriale e civile. "La struttura funzionale di questo componente,
spiega Antonio, è analoga a quella animale; per cui, tagliando i fili che collegano il
robot alla scheda e collegando questi fili alluomo, egli riacquista la capacità di
interagire con lambiente: la macchina percepisce nello stesso modo in cui percepisce
luomo". Questo componente rappresenta una sorta di supporto alla
"intelligenza sintetica" del robot; è costituito da una matassa di circuiti
elettronici che si attivano senza il governo di una serie di programmi applicativi. Non
è pertanto necessario sviluppare software per il suo funzionamento. Stiamo parlando
di robot della nuova generazione che operano sulla base di modelli emulati e
possiedono la capacità di sviluppare in modo autonomo destrezze sempre più consistenti e
di applicarle in tempo reale nel momento più opportuno; stiamo parlando di autonomatica.
"Luomo, dice Antonio, è dotato di una intelligenza che è divenuta
superiore per potere ospitare una quantità enorme di modelli interagenti fra loro; la
macchina può lavorare, nello stesso modo delluomo, su "alcuni" modelli,
acquisendo la "destrezza" necessaria al loro immediato riconoscimento ed alla
esecuzione di alcune operazioni che devono essere fra loro coerenti.".
"E tutto questo, abbiamo chiesto, senza avere scritto una riga di software?".
"Si, il software non cè, ci ha risposto Antonio, cè solo
quello necessario per le simulazioni e per la costruzione dei modelli sperimentali."
Ci siamo fatti spiegare dagli ideatori la teoria che sta alla base di questa applicazione
innovativa della robotica; dal colloquio è emerso che esiste un progetto sconvolgente che
potrà rivoluzionare nel prossimo futuro non solo il mondo industriale e della automazione
ma anche il modo di vivere delluomo.
Nei prossimi numeri di questo giornale verrà analizzata questa teoria in modo tematico e
con un maggiore livello di approfondimento.
Armando Guidoni
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