La parola etrusca phersu, nel senso di "maschera" può
essere interpretata come adattamento di quella greca "proswpon, " e insieme come
base per il latino "persona" ("la maschera"), che nessuno potrebbe mai
considerare come derivazione "diretta", dal greco. 1
A sua volta
il sanscrito Manu, sta ad indicare luomo, nel significato archetipale di Rig
Veda X, 62, 7, ove si dice che Manu è il prototipo immortale delluomo come
progenitore (di 14 regnanti) della stirpe umana, analogo allindoeuropeo Menu-
poi il Menes egizio, il Minws greco (sovrani legislatori allinizio del
ciclo), che designano luomo concepito appunto come creatura pensante e che lo si
ritrova nel latino mens, nellinglese mind, insieme inoltre ad una
notevole serie di accostamenti possibili sulla radice man, o men, elemento
quindi che designerebbe lindividualità umana, forse con un riferimento maggiore
alla sua specifica qualità mentale (manas). 2 Ma questultima va
distinta dallintelletto puro che sussiste in tutti gli esseri ed in tutti gli stati,
indipendentemente dalle modalità tramite le quali si manifesta : il mentale risulta
per lappunto la caratteristica esclusiva delluomo la cui designazione serve
spesso a definirlo e non può quindi esser preso come termine di confronto per una
superiorità/inferiorità con altri esseri non umani, mancando appunto in questi ultimi.
(R. Guènon, "Gli Stati molteplici dellEssere," pp.71-78, e "Considerazioni
sulla via iniziatica" pp. 276-282). Così la distinzione tra laspetto
mentale e lio come ente (sat) è rilevabile nella indimostrabilità di
questultimo con qualsiasi mezzo di conoscenza, nella sua immodificabilità, nel suo
non essere causa ma la conoscenza stessa, nella sua immunità da ogni contatto con la vita
empirica e nellassenza di ogni sua possibile rappresentazione (G.Tucci 1992, "Il
Vedanta" in "Storia della filosofia indiana," pp. 276-277).
Tornando alletrusco laspirazione iniziale di phersu va quindi perduta
nel passaggio al latino persona (trasformazione delle consonanti occlusive in
aspirate, p > f e successivo f > f) e cosa ancor più curiosa, esistono per
lappunto proprio delle raffigurazioni estremamente schematizzate, antropomorfe,
dette a phi (f) a Sezze Romano e Rocca Canterano (Lazio) che attesterebbero appunto
la identità ideografica fra luomo e la cosiddetta lettera a phi, motivo
comune nellarte rupestre dellarea iberica e mediterranea. Così in alcune
monete di Fliunte, vi sono due assi perpendicolari che ne indicano lomphalos
del Peloponneso, associato in altre monete alla lettera F maiuscola appunto. Nelle varie
pitture tombali etrusche, la scritta sta a designare quindi il singolare ed ormai famoso
personaggio con maschera sul volto, barbato con giubetto maculato e cappuccio, che spesso
compare in coppia con un altro "personaggio" che ha la testa avvolta in un panno
e brandisce una nodosa clava con la quale cerca di difendersi da un cane ringhioso che lo
stesso Phersu gli aizza contro, tenendolo per un lungo guinzaglio (tomba degli
Auguri, 540-530 a.C.). Si tratta infatti di uno strano duello nel quale è stato
riconosciuto un precedente dei "ludi gladiatori," la cui origine era dagli
antichi attribuita agli etruschi e riferita a rituali funerari. E lazione del Phersu
mostra dessere stata parte integrante di quei "giochi," anche cruenti che
nei funerali erano destinati ad assicurare al morto, magicamente, quel minimo di
"vitalità" per la sua sopravvivenza nella tomba. Il motivo però ritorna più
volte altrove in varie figurazioni pittoriche (tombe del Pulcinella, delle Olimpiadi, del
Gallo, forse della Scimmia : un nano o un bambino) in atteggiamenti o in contesti che
nulla hanno a che vedere con la gara mortale della tomba degli Auguri ; è stato
ritenuto essere una caratterizzazione generica, e forse potrebbe trattarsi della più
antica "maschera" della storia del teatro italiano 3.
(fine pubblicazione della prima parte)
La connotazione scenica del "gioco" spiega il significato
di "maschera teatrale" nel latino persona poi da Tertulliano reso (con
valenza trinitaria) con letimo upostasis, derivato da un facilmente
ricostruibile vocabolo etrusco phèrsuna, cioè "appartenente al Phersu,"
il quale proprio nella maschera aveva il suo elemento caratterizzante e proprio
nellantico irlandese il termine che designa luomo è Fer, il quale
deriva da wiro-s, fir ossia "delluomo,"da wir-i. In
questa premessa, senza avere necessariamente alcun crisma glottologico, è quindi
possibile scorgere lantichità dellidea della raffigurazione che cela un
significato profondo dellIo dietro la semplice iconografia pittorica. La maschera
nella sua valenza originaria era tale per aver qualcosa di "tipico, non-individuale,
specie quando si trattava di maschere divine." 4
Così anche
molto interessanti sono le immagini frequenti in tutto larco della paleostoria di
molteplici uomini raffigurati mascherati in contesti magici e rituali. Dalle famose
pitture paleolitiche di grotta dellAddaura (Sicilia - individui mascherati con
protomi duccello) allestrema varietà nellarte sahriana delle teste
rotonde fino alle figure cornute della grotta di Porto Badisco (Puglia) e alle numerose
maschere cultuali dellEuropa neolitica sud-orientale (immagini di dea e dei) 5
Ma è soprattutto lantichità greco-romana con le numerose rappresentazioni teatrali
e funerarie, nonché le altrettanto famose maschere di attori, muse ispiratirici e varie
divinità, che ha trasmesso fino a noi la pluralità di immedesimazioni sceniche e rituali
in cui gli antichi si cimentarono 6. Si rifletta inoltre sulla vasta letteratura
etnografica relativa allutilizzo della maschera presso i popoli
"primitivi" attuali, al valore strettamente magico-sacrale e ai significati a
questa connessi nelle cerimonie inziatiche, nei riti di passaggio, nelle manifestazioni in
genere legate alla guerra. Ciò che emerge dalla documentazione antica, nelle sue fonti
letterarie ed in quelle archeologiche, sembra sempre più accentuare un significato
differenziato dal "moderno" valore che la persona umana oggi assume. La persona
difatti, come manifestazione di un principio sovraordinato nel quale cade laccento
del sé, si differenzia dal semplice individuo avendo una forma, essendo se stessa ed
appartenendo a se stessa. Perciò in ogni civiltà autenticamente tradizionale a
differenza dellindividuo, la persona non fu chiusa verso lalto e rappresentò
lidea della qualità, della differenza, in maniera ancor più pregnante nella misura
in cui sussisteva un riferimento a qualcosa che ovviamente era più che personale
("lessere personale non è se stesso ma ha se stesso," rapporto fra
lattore e la sua parte). Proprio nella perdita moderna di questultimo
riferimento, la phersona si è trasformata in individuo, permettendo così
laffermazione del soggettivismo e dellindividualismo, tratti peculiari e
tipici del mondo contemporaneo. La cosiddetta esteriorizzazione del centro, lo spostamento
verso lesterno ha maggiormente illuso lindividuo profano, dignificando e
celebrando se stesso nel tipo attuale del genio o dello scienziato
scopritore ; lapprodo al regno della contingenza, della relatività, con
lo smarrimento delle radici e delle forze originarie ha sancito di conseguenza lo
smarrimento dei tratti anti-individualistici che la persona preservava negli evi
antichi 7 con la nascita e laffermazione delle grandi individualità
dellumanesimo culturale (diversamente nel sacro "il genio è come nascosto,
preserva lineffabile e profuma dinfinità, dassoluto").
(fine pubblicazione della seconda parte)
Lindividuo umano è quindi solo un aspetto dellessere in
un determinato stato contingente di manifestazione, così una conoscenza limitata alla
facoltà mentale quale forma determinata (ahamkàra, coscienza umana dellio)
non è che semplice conoscenza per riflesso, analoga a quella delle ombre che vedevano i
prigionieri della caverna simbolica di Platone, quindi indiretta ed esteriore.
Lintuizione intellettuale si pone oltre questi limiti, non appartenendo
allordine delle facoltà individuali, si realizza con la trasposizione del centro
della coscienza dal cervello al cuore ed in virtù di questo
trasferimento sappiamo che ogni "speculazione" ed ogni "dialettica"
non possono evidentemente esser più usate. 8
Nellassociazione ragione =
mentale, quali principi riflettenti lanalogia e la rifrazione del principio
universale nellordine mentale umano, si assiste alla consequenziale differenza tra
mentale ed intelletto puro. Lintelletto puro realizza la coscienza nel passaggio
dalluniversale allindividuale ma questultima appartenendo
allordine individuale appunto non si può identificare col principio intellettuale
stesso, nonostante proceda direttamente dal medesimo. La conoscenza di cui si tratta non
è però contraria od opposta alla conoscenza mentale in ciò che questultima ha di
valido e di legittimo nellordine relativo, nel dominio individuale. Proprio il piano
di intersezione del principio intellettuale con il dominio specifico di determinate
condizioni desistenza produce la individualità considerata. 9 Il gnwsei
auton socratico, la verità araba haqiqah, lessenza nel significato di Edh-Dhat
implicano il passaggio dal molteplice alluno, dalla circonferenza al centro, a quel
punto unico ove è possibile allessere umano restaurato nelle sue prerogative
primordiali, elevarsi agli stati superiori e ritornare ad essere quello che potenzialmente
è dalleternità, la conoscenza come intuizione intellettuale stessa, secondo
locchio del cuore (aynul-qalb). Non si tratta quindi di idealizzare un mondo
passato, nè di estrapolare teorie dai pochi indizi che questultimo ci fornisce,
bensì constatare come sia un senso differenziato ed antitetico al moderno che da questi
documenti promana. Nulla nellantichità, dagli insegnamenti dei saggi alle
documentazioni materiali, a parte alcuni particolari periodi che segnano la
decadenza e la corruzione del costume, era inutile, eccessivo, sfarzoso, gratuito; ogni
minimo particolare, dallansa di una scodella ai più bei metri della poesia,
sottolineavano una visone del mondo organica, armonica, una vita che nella elementarità e
semplicità del carpe diem oraziano aveva il suo più genuino fondamento. Dal mito
di Giano Bifronte a quello di Narciso, lidea del doppio, dellaltro che è
dentro di noi, dello specchio, della maschera, pervade e compenetra la vita delluomo
antico : pallidi e spesso degenerati riflessi della percezione atemporale
dellio cosmico li ritroviamo in quelle poche ma significative opere che nel teatro,
nella letteratura, nellarte ancora "inebriano" luomo contemporaneo
(Dr. Jekyll e Mr. Hyde, il ritratto di Dorian Gray, le intuizioni freudiane, il doppio e
linconscio, e molte altre ancora) svelandogli echi di conoscenze remote, perdute
nella notte dei tempi quando si era ancor "coscienti" di esser "maschere
ridenti di un nume immortale."
(fine pubblicazione della terza parte)
Soffermandosi sulla "reale essenza"delluomo nella
sua integralità, vediamo come nella natura individuale di ogni essere vi sono due
elementi di ordine diverso : il lato interno e attivo, ciò che lessere è in
se stesso, il lato esterno e passivo, linsieme degli influssi dellambiente in
cui esso si manifesta. Lessere si manifesterà dunque rivestendosi, per così dire,
di elementi desunti dallambiente, elementi la cui "cristallizzazione"
sarà determinata dallazione operata su tale ambiente dalla sua natura interna (la
quale, in se stessa, è da considerarsi di ordine essenzialmente sopra-individuale) e nel
caso dello stato individuale umano, questi elementi appartengono naturalmente alle varie
modalità di tale stato, cioè sia allordine corporeo che allordine sottile o
psichico.
Lerrore
moderno è nel ridurre lintero essere alla sua sola manifestazione individuale, e
ignorando allo stesso modo ogni principio trascendente rispetto a questa. 10 Alla
base di tutte le concezioni moderne dellessere umano sta sempre lidea della
dualità cartesiana "corpo-anima", che di fatto equivale in modo puro e semplice
alla dualità di fisiologico e psichico, indebitamente considerata come comprensiva nei
suoi termini di tutto lessere, rappresentando invece questi ultimi solo gli aspetti
superficiali ed esterni dellessere manifestato. Si pensi invece alla figura dello yogi
che muore agli occhi del mondo profano, abbandona la famiglia, cambia nome e a volte
lingua, oppure linsegnamento del Buddha e la "maieutica" di Socrate, la
metafora di Filone sul parto per designare laccesso alla via dello spirito : la
valenza della "tortura e messa a morte dei metalli " nellalchimia al fine
di perfezionarli, di trasformarli in oro e il conseguimento della pietra filosofale, o
delloro, che coincide con la nuova personalità dellalchimista. 11 Altro
dato importante, che sta a confermare considerazioni precedentemente svolte, è quello per
cui limmagine personalizzata, contraddistinta da un nome, la firma del
"qualcuno", è rarissima trovarla prima delletà del Ferro (1000 a. C.,
circa) : prima della Grecia classica, limmagine del "qualcuno" era
anonima, nellarco di interi millenni le molteplici statuine, rappresentazioni e
dipinti, raramente sono contraddistinte da grafemi o segni in cui si possa riconoscere la
mano dellautore. Debita conseguenza è il carattere tutto moderno e contemporaneo
della personalità "autografa", delleccessivo valore conferito al
personalizzare tutto, quasi fino a volerne indicare un proprio possesso.
Linsegnamento del mondo antico e di alcune credenze ancor oggi sopravvissute, ci
ricordano invece come tutto ciò di cui facciamo uso, quello che respiriamo, mangiamo,
consumiamo, non appartenga a noi ma a qualcosa di più grande, non commensurabile al
semplice "ego", il nostro stesso io è parte di un disegno che non è
riconducibile entro gli stretti e angusti limiti dellesistenza ordinaria. I resti
delle antichissime civiltà sembrano suggerire non tanto una volontà di
"originalità composita", "di "peculiarità" e
"individualismi" nelle soluzioni formali architettoniche, quanto una selezione
di forme naturali già esistenti, un far esprimere alla roccia contenuti che in lei sono
già insiti ; lattenzione da noi oggi riposta nellosservare la maestà
solenne di un tempio greco è riposta nel cogliere lo spazio "pieno", le
colonne, le trabeazioni, i capitelli le decorazioni : diversamente un tempo questa
attenzione poteva esser rivolta alle parti vuote, agli spazi non riempiti, al senso di
immobilità e ieraticità, che prima ancora delle statue, esprimevano gli spazi sacri di
un temenos o dellanaktoron, aree sacre del tempio, ove la comunione
con la divinità era intima e solenne. Lo stesso linguaggio delle prime pietre usate
dalluomo, le vetuste "amigdale" preistoriche, prima ancora di esprimere
una valenza "funzionale" od "utilitaria", (unici particolari che
luomo "accecato" dalla bruta materialità è in grado di cogliere) erano
la forma originaria dellessere, la forma primigenia, la madre di tutte le immagini,
larchetipo degli archetipi, che in sé conteneva in nuce tutte le forme :
dalluovo cosmico alla croce, dallascia, simbolo di resurrezione e del fulmine
che spezza, alla immagine femminile, complemento delluomo e "gran madre"
della vita (molto forti sono anche le analogie tra il coccige e lamigdala),
dallalbero, axis mundi, alla mandorla (greco : amigdalos) seme
per eccellenza, o il nocciolo, centro segreto del cuore, dal fallo alla falce lunare,
simbolo an-iconico della gran madre. 12 Larte antica, prima di una sua
corruzione, se poi è lecito definirla tale (proiettando nostri termini e concezioni in
tempi in cui non esistevano le nostre "categorie mentali"), era opera di
composizione di un mosaico già esistente, era selezione di forme e disegni non di certo
inventati dalluomo, ma forniti a questultimo dal cosmo universale ; così
la figura del commerciante è anacronistico volerla proiettare indietro nei millenni,
quando ciò che serviva era raggiunto ed ottenuto, senza soffermarsi sul
"valore" o sui "circuiti economici" di probabili rotte commerciali
nella vita di ere lontanissime. Non a caso le prime forme di scambio o di baratti, non
conoscevano le moderne valenze "monetarie" ed "economicistiche" che
sempre più ottenebrano limmaginario collettivo, bensì le prime forme di
circolazione dei beni vedevano un reciproco "dono" nella sua integrale valenza
"sacra" o "religiosa". Non è credibile immaginare
"utilitarismi" o "praticismi" per un uomo del IV o del III millennio
prima dellera volgare, i complessi megalitici, templari, lenorme sforzo che
coinvolgeva intere popolazioni nella costruzione di piramidi, ziggurat, cosa poteva avere
di utile in una chiave strettamente produttiva od economicistica ?
(fine pubblicazione della quarta ed ultima parte)
Note:
1 G.Devoto, 1977, Il linguaggio dItalia p. 81, anche
la greca Persefwne, nella forma etrusca di Phersipnai può essere un anello
di passaggio che, attraverso un presunto Prsrpna, arriva a giustificare il latino
Proserpina.
2 Per il Manu sanscrito cfr. O. Bucci, 1992, Airyana
Vaejah in Antichi Popoli Europei, p. 85, nota 60, P. Filippani Ronconi 1994,
"Linduismo" pp. 29-30 ; ulteriore confronto per la voce
"Mana," è in M. Stutley- J. Stutley, Dizionario dellinduismo, pp.
265-266, ma è il termine "atman" che esprime il sé,
lincondizionato, il principio immortale che ogni persona preserva, il centro che
coincide con lo spirito vero, lasse del mondo, conosciuto il quale è possibile
attraversare ogni oceano di sofferenze, essendo lasse che non vacilla, il pilastro
cosmico. Questultimo "non si può raggiungere attraverso lesegesi, né
con lintelletto e neppure con molto studio (Katha Upanisad, II,23)," è anche
detto che lesperienza totale appartiene allatman. Cfr. M. Eliade, Yoga-
immortalità e libertà, 1997, pp. 30-33 e 119-24 ed anche la sintesi di G. Tucci 1992,
"LIo" in "Storia della Filosofia indiana," pp. 257-289 e
276-277 : " lio empirico (Jiva) è limitato dallassociazione
con il senso dellio (ahmkàra), lanima individua è la stessa
conoscenza assoluta in quanto riflessa." Per il Menu- indoeuropeo cfr. G.
Devoto 1962, Origini Indoeuropee, p. 264.
3 Per le monete di Fliunte : B. V. Head, G. F. Hill et
alii, "Catalogue of Greek Coins in the British Museum,, t. IX, tav. VI (fig. 67), per
liconografia del Phersu : M.Pallottino, 1992, Etruscologia, p.
392 e tav. CXXI, consultare anche la voce phersu nel "Dizionario Etrusco"
di M.Torelli e M.Cristofani ; per i motivi rupestri a "phi" cfr. AA.VV.
1992, "Italia Preistorica," (a cura di A. Guidi - M. Piperno), pp. 458-59 e P.
Graziosi 1973, "Larte preistorica in Italia,"pp. 147-48 e tav. XV; per la
tomba degli Auguri cfr. G. Becatti, F. Magi 1956, "Le pitture della Tomba degli
Auguri e del Pulcinella, Monumenti della pittura antica scoperti in Italia," anche M.
Cristofani 1978, "Larte degli Etruschi," pp. 68-77 ; sul passaggio
linguistico etrusco>latino cfr. A. Ernout, "Les èlèments ètrusques du
vocabulaire latin," in "Bullettin de la Sociètè linguistique," XXX, 1930,
p. 82 sgg. Nellantico Egitto inoltre è intorno agli inizi del II° millennio che
viene introdotta la maschera che successivamente ebbe quella vasta diffusione in ambito
funerario con valenza altamente magica.
4 Per il Fer nellantico irlandese cfr. A.
Martinet 1993, "LIndoeuropeo, lingue popoli, culture," pp. 198-99 ;
per il senso dell maschera cfr. J. Evola 1961, Cavalcare la Tigre, (ed. cons. 1995)
pp. 99-101 ; sulla valenza normale della maschera cfr. "se una
lucidità assoluta accompagna tutto il proceso di risveglio, la personalità allora tende
a tornare ciò che è naturalmente in ogni uomo normale : maschera ridente di un Nume
immortale.."da Phersu, la maschera del Nume, gruppo dei Dioscuri. E
necessario peraltro avere ben presente la distinzione netta tra "Sé" ed
"Io" o fra la persona e lindividuo, più volte rimarcata da
Evola-Guènon ; lindividuo risponde all unità astratta, numerica,
informe, non possiede nulla di specifico che lo distingua, è appunto la molteplicità
atomica nel mondo della quantità, diversamente la persona esprime lassenza dei
tratti accidentali dellindividuo di fronte ad un quid superpersonale,
rimanifesta lintelligenza impersonale, vasta, misteriosa ove il talento individuale
è appunto disiciplinato, confondendosi con la funzione creatrice dellintera
tradizione in cui la degenerazione "individualistica" non ha motivo
dessere. Nel momento in cui perciò lindividuo si fa "tipico" quindi
superindividuale, diviene altresì anonimo, assurge allidentificazione con il Phersu,
diviene persona, anonimo nella più profonda valenza sacrale che letimo
esprime : il senza nome, nessuno, in forza del detto estremo orientale per cui
"il nome assoluto non è più un nome,"cfr. R. Guènon (ed. cons.1988), Considerazioni
sulla via iniziatica, pp. 276-282, Id., "Il mentale elemento caratteristico
dellindividualità umana," in "Gli stati molteplici
dellessere," pp.71-78.
5 Per grotta dellAddaura : P.Graziosi 1973,
"Op. cit.," tav. 60-64 e tav. 159 ; ancor più interessante, forse più che
una semplice coincidenza, il celebre antropomorfo schematico di Sezze è per
lappunto rappresentato con il motivo del f greco. Per il motivo magico-sacrale della
maschera in Sahara : U. Sansoni 1996, "La maschera nellarte delle teste
rotonde (Sahra centrale)," in "Bollettino del Centro Camuno di Studi
Preistorici," v. XXIX, pp. 97-110 ; per il motivo della maschera
nellEuropa neolitica cfr. M. Gimbutas 1974, The Mask in Old Europe, from
6500-3500 B.C. in "Archaeology," 27, (4), pp. 262-269 ; la
maschera negava radicalmente per la sua funzione disindividualizzante nellantichità
laccezione moderna dellindividuo, questultimo difatti "spariva nei
suoi tratti accidentali di fronte ad una struttura significativa che potrà perfino
riapparire uguale dovunque la stessa perfzione sia raggiunta," in J.Evola
"Cavalcare la Tigre,"pp. 100-101.
6 si vedano le varie collezioni nei musei archeologici ed in
particolare per il tipo filosofico cfr. P. Zanker 1997, La Maschera di Socrate
- limmagine dellintellettuale nellarte antica, Torino.
7 Per J. Evola molte celebri scoperte ed intuizioni del mondo
moderno risulterebbero quindi come conseguenze dello spostamento del centro verso
lesteriore, cfr. "op. cit." p. 100. Sul valore della maschera in ambito
etnologico : G. Allard, P. Lafort 1984, "Le Masque,"area asiatica ed
africana, S. Ladislas 1976, "Masks of Black Afrcia," Pannier e Mangin 1989,
"Masques de lHimalaya du primitive au classique," area del Nepal e
tradizione Buddista tibetana.
8 Il paso del Guènon, Considerazioni...cit., pp.
280-81, rimanda a sua volta ad una importante disamina dellEvola in La dottrina
del Risveglio, 1973, quella in particolare relativa alla distruzione del demone della
dialettica, cap. IV, pp. 56-61, dove il pensiero speculare, il semplice opinare, le
molteplici teorie, dice lautore, riflettono una inquietudine fondamentale di chi non
ha ancora trovato in se stesso il proprio principio. Il solo intelletto discorsivo, vitakka,
non può, appunto, che avere valore di "opinione," di doxa. E lafhle
panta, il "togli via tutto" dellascesi buddista non ha nemmeno il senso
di un sacrificio dellintelletto a favore della fede, come in certo misticismo
cristiano. E piuttosto una catarsi preliminare, lopus purgationis
giustificantesi in vista di un superiore tipo o criterio di certezza, quello che si radica
in una effettiva conoscenza, assimilata analogicamente, come nella tradizone vèdica, ad
un vedere ; il video latino, loida greco. E quindi lo
stesso "cuore," preso simbolicamente per rappresentare il centro
dellindividualità umana, considerata nella sua integralità, ad esser messo in
corrispondenza sempre con lintelletto puro, da tutte le tradizioni. La via della
conoscenza diviene la via dellidentificazione il cui raggiungimento è oltre il
dominio individuale ma possibile poiché lindividuo in cui alberga lessere è
parimenti anche altra cosa. Proprio la rinunzia al mentale, allimpotenza
della facoltà discorsiva che non può superare i limiti della natura medesima è il primo
gradino verso lEgo sum, lIo sono, Je suis, meglio noto come
"Gesù." Nel non attaccarsi al ragionamento, nel non rimanere prigionieri della
forma è il preliminare lavoro per passare dalla molteplicità allunità, dalla
circonferenza al centro, in quel punto unico ove è possibile superare il ciclo indefinito
della manifestazione e quindi consentire la restaurazione di quelle prerogative dello
"stato primordiale" delluomo con il quale accedere agli stati superiori
dellessere e realizzare la propria essenza. Così colui che conosce se stesso nella
verità dellessenza eterna ed infinita, conosce e possiede tutte le cose in se
stesso e per se stesso, essendo pervenuto allo stato incondiazionato che non lascia fuori
di se alcuna possibilità, ed è appunto "colui che non chiacchiera molto e ascolta
poco," ("Discorsi di Ermete Trismegisto," ed. cons. 1965, pp. 94-95)
poiché "chi perde il suo tempo nel discutere e nellascoltare chiacchiere,
vibra pugni contro il vuoto. Infatti la divinità, il bene, non si conoscono né
parlandone né ascoltandone parlare."
9 Fondamentali distinzioni operate dal Guènon in "Gli Stati
molteplici dellessere," pp. 71-78, Id. "Considerazioni cit.," (ed.
cons. 1988) pp. 276-282, anche per comprendere laccezione specifica del termine
intellettuale ben diverso da quello in voga attualmente nelloccidente
post-moderno.
10 R.Guènon, "Essere ed ambiente," in "La grande
Triade," (ed. cons. 1994), pp. 109-111.
11 M.Eliade , "La prova del labirinto," pp.145-146,
12 G.Sermonti 1980, "Il simbolo della pietra," in
"Dopo Darwin," pp. 121-131.